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Il Salone pays homage to a genius of Italian design | Bialetti

By Silvio Giattini 2 anni ago
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L'omino Bialetti

Bialetti | omaggio ad un mito del design italiano
 

il Salone di Milano rende omaggio alla mitica Moka Bialetti

Ecco la sua storia

Negli anni ’30  Alfonso Bialetti era un imprenditore che qualche anno prima, nel 1919, aveva aperto a Crusinallo una sua ditta, la “Alfonso Bialetti & C. Fonderia in Conchiglia”. Fin da subito però aveva trasformato l’officina in un vero e proprio laboratorio di progettazione e produzione di prodotti finiti, ma un bel giorno ebbe un’intuizione che gli cambiò la vita.

In quel periodo anche in Italia si era diffuso l’uso di un macchinario per fare il bucato, un’antenata della lavatrice: la “lisciveuse”, una grossa pentola con un tubo cavo e la cui parte superiore è forata.

Nel recipiente veniva messa insieme alla biancheria e al sapone l’acqua che, bollendo, risaliva per il tubo e ridiscendeva sul bucato sfruttando bene la lisciva, il detersivo.

“Perché non applicare lo stesso principio alla preparazione del caffè!” 

Forse proprio queste furono le parole di Alfonso Bialetti nel 1933 quando per caso si mise ad osservare sua fare il bucato utilizzando la lisciveuse.

Dal 1933 fino ai primi anni del dopoguerra, la Moka rimase un prodotto artigianale: vennero fabbricati pochi pezzi, con manodopera artigianale e una distribuzione limitata all’ambito locale.

Dal 1933 al 1938 furono venduti solo 70 mila pezzi e in officina lavoravano ancora 6 o 7 operai. Dopo qualche anno però, quando ad Alfonso Bialetti subentrò il figlio Renato nacque una vera azienda e la Moka divenne un mito cambiando radicalmente le abitudini di consumo di caffè tra le mura domestiche di tutto il mondo.

La Moka, stretta in vita come le signore dell’epoca e dalla particolare forma ottagonale, rappresenta, per semplicità delle forme, per funzionalità e per l’eccezionale longevità, un caso unico di design industriale.

Il modello di Alfonso Bialetti ha subito negli anni solo lievi modifiche nella forma, rimanendo praticamente invariato nel tempo, con la tipica forma ottagonale in alluminio che, brevettata, rappresenta uno degli elementi distintivi e di originalità del prodotto.

 

 

L'omino Bialetti

L’omino Bialetti degli anni 50

 

 

Agli inizi degli anni ’50 la Moka Express comincia la sua ascesa su tutti i mercati e si sa, quando un prodotto è di successo, comincia ad essere imitato.

Per questo nel 1953 Renato Bialetti capisce che per far riconoscere la moka serve un simbolo, un personaggio che diventi testimonial della sua azienda e che sia elemento distintivo sul suo prodotto. Chi poteva incarnare la filosofia della sua azienda meglio di se stesso?

A dar vita all’Omino coi baffi è l’abilità di un disegnatore dello studio Orsini di Novara, Paul Campani, un vero genio del mondo della comunicazione.

Un successo senza precedenti, l’Omino coi baffi entrerà in tutte le case degli italiani come protagonista dei Caroselli di simpatiche storielle animate durante gli episodi del Carosello. Per ben venti anni spopolerà in televisione con il solito ammonimento: “Eh sì, sì, sìsembra facile fare un buon caffè!”, un vero e proprio tormentone che lo farà passare alla storia.

Un distinto personaggio, caratterizzato da un’elegante abito nero e papillon, il cappello tipo Borsalino, il nasone ovale, i baffi neri, il collo e le lunghe braccia, rappresentava la stilizzazione grafica di un vero intenditore di caffè e sembrava proprio ispirato alla figura di Renato Bialetti.

 

scopri la storia di una geniale invenzione: http://www.bialetti.it/it/il_brand/la_storia.html

 

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 Silvio Giattini

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